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08lug2014

Ripartire dai piccoli per ritornare grandi

La Sardegna come epicentro della rinascita del calcio italiano. L’associazione Informareperformare ha organizzato, presso le strutture del Cus Sassari, un master per l’insegnamento del calcio intitolato “Come sviluppare giocatori più intelligenti”, che ha riscosso un grandissimo successo sia in termini di adesioni che per la soddisfazione degli stessi partecipanti. Nei 3 giorni del corso, svoltosi dal 4 al 6 luglio 2014, catalizzatore delle attenzioni è stato Horst Wein, che ha imperniato le sue spiegazioni su una teoria quasi elementare, ma che molto spesso viene accantonata per far spazio al risultato e alla prestazione: “Il calcio è un gioco, e in quanto tale deve presupporre il divertimento”.

Non è mancata una critica al calcio italiano, vecchio e obsoleto, e che negli ultimi quindici anni ha evidenziato una mancanza grave nei suoi interpreti, quella dell’intelligenza, del saper leggere il gioco nello spazio e nel tempo. Insomma il nostro calcio non si è adattato al calcio moderno, estremamente cognitivo, e che ha superato il calcio caratterizzato dalla sola capacità tecnica o fisica.

La rinascita del calcio italiano deve quindi, per forza, ripartire dai più piccoli, dai bambini, modificando i metodi di insegnamento di questo sport e adattandoli all’età dei praticanti.
A rendere ancora più chiaro il concetto sono arrivate le parole di Marcello Nardini, da anni vicino a Wein nel promuovere il metodo contenuto nel testo “Il calcio a misura di ragazzi”, che ha evidenziato come l’organo più importante, ossia il cervello, sia anche quello meno allenato. Limite evidente nella crescita di un ragazzo, dal momento che la capacità di conoscere il circostante e di relazionarsi con lo spazio e con il tempo è estremamente più importante della mera esecuzione del gesto tecnico, che ne è anzi subordinata.
Sempre secondo Nardini infatti lo scopo del lavoro non deve essere quello di raggiungere una esecuzione perfetta, bensì sottoporre i ragazzi a lavori che vadano gradualmente complicandosi, ottenendo sempre il massimo sforzo mentale e rendendoli capaci di leggere il gioco e di optare per la miglior soluzione in tempi brevi.
La soluzione prospettata è il Funiño (che prende il nome dall’unione del temine inglese Fun, divertimento, e dallo spagnolo niño, bambino). Questo metodo attraverso i suoi esercizi permette appunto la costruzione delle fondamenta tecniche e cognitive del calciatore. A fare da “cavia” sono stati i bambini di alcune scuole calcio e il risultato è stato sorprendente, con una corrispondenza immediata tra la taeoria e la pratica.
A fornire le spiegazioni scientifiche del metodo sono stati due specialisti di neuroscienza, il dottor Marco Lizzio e il dottor Adriano Anglana, che hanno illustrato l’efficacia di Brain Kinetic.
Per applicare questa nuova metodologia di lavoro è necessaria una rivoluzione della figura del formatore (assolutamente vietato il termine allenatore): costui non deve più rubare la scena, deve farsi da parte lasciando spazio al gioco e al divertimento, guidando il bambino nell’apprendimento.
Tra i docenti che si sono alternati un ruolo importante lo ha svolto Adolfo “Dodo” Sormani, già giocatore di buon livello e allenatore delle giovanili di Napoli e Juventus, prima di seguire Gianfranco Zola nella sua avventura al Watford. A proposito anche “Magic Box” è intervenuto al convegno, anche se in videoconferenza dal Qatar. Tornando all’intervento di Sormani si sono riscontrati molti principi metodologici vicini al pensiero di Wein, e vista la sua esperienza internazionale è stato immediato e impietoso il confronto tra il calcio italiano e quello inglese e spagnolo, dove la componente divertimento riveste ancora un ruolo fondamentale. Sormani ha inoltre evidenziato come da noi il divertimento venga meno già in tenera età e come l’incapacità dell’Italia di creare campioni di livello sia figlia dello svuotamento delle strade.
Già perchè il calcio di strada offriva un qualcosa di più che si è perso con lo sviluppo dei campi sempre perfetti, ossia la capacità di reagire agli imprevisti.
La nostra speranza è che questa tre giorni non vada persa, ma che anzi sia solo la prima di una lunga serie, e che gli insegnamenti di Horst Wein possano essere un passo in avanti per la rinascita del calcio italiano.

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